Articolo inserito il 19/02/2010

Un linguaggio semplice per evangelizzare i neofiti

Il tappeto annodato dopo un vero e proprio boom determinato talvolta da un approccio spesso anche banalizzato (basti pensare che fino a metà degli anni '90 un Tabriz dell'800 e uno Shiraz del 1960 venivano considerati allo stesso livello: beni di lusso con iva al 38%) è via via uscito dal cuore e dalle case degli italiani, che oggi definirei sempre più scollegati nella loro realtà del focolare e del collezionismo. La risposta del settore a questo fenomeno, è stata purtroppo - come spesso denunciato in questo blog - altrettanto scollegata. Chi cioè ha deciso di rivolgersi ai soli collezionisti e a un pubblico facoltoso contribuendo a rendere il tappeto un articolo di nicchia, e chi invece ha abbassato la qualità della merce, e con essa prezzi e professionalità. Tappetorientale compie proprio in questi giorni, due anni di vita, due anni di evangelizzazione online operata per riportare all'attenzione del pubblico medio questa grande conquista artigianale ed artistica dell'uomo: il tappeto, conquista che oggi (anche a causa della limitata domanda) rischia irrimediabilmente di morire.
Qualcuno ogni tanto eccepisce che il linguaggio troppo semplice e i concetti stringati di questo blog banalizzino quest'argomento e quest'arte, esponendo possibilmente anche il sottoscritto a critiche di operatori del settore. Ribadisco che la mission di Tappetorientale è ed è sempre stata, quella di riportare il tappeto annodato all'attenzione dei grandi assenti: le famiglie e i ceti medi, i quali per i motivi più svariati si sono allontanati da questo manufatto.
Più che inseguire l'autoreferenziazione, quello a cui aspiro con i miei articoli è infatti il recupero della tradizione all'uso e all'acquisto di questo importantissimo oggetto d'arredamento (alle volte testimonianza eccezionale di specificità etniche e cultural/artistiche) da parte di tutti. Perchè solo se tornerà ad essere apprezzato e rivalutato dai grandi numeri e non da pochi collezionisti, il tappeto avrà allora ancora una qualche chance di sopravvivenza. Un sogno? Forse, ma guai a non averne.

Alberto De Reviziis
Ingrandisci immagine